Bing, Google e la copia colposa

La questione tra Bing e Google è stata ampiamente dibattuta negli ultimi giorni. Io non sono un esperto di motori di ricerca ma un semplice appassionato a quello che succede on line. Uno spettatore interessato. Lucio è stato simpatico e sfrontato nel richiamare il mio post scritto al volo quando la questione era appena iniziata.

Adesso se ne sa qualcosa di più. Molti hanno contribuito. Io raccomando, tra gli altri:

Ora si potrebbe continuare con questo elengo a lungo visto che la cosa ha occupato gran parte di Techmeme e altri aggregatori in lungo e in largo. Credo che questi siano I contributi più interessanti alla questione.

Io la penso in questo modo: Google ha messo al lavoro 20 ingegneri per un sacco di tempo con lo scopo di dimostrare che Bing sfrutta in modo censurabile il loro lavoro.

Questi si sono messi al lavoro ed hanno scelto di creare delle ricerche uniche, per le quali non esistesse un risultato positivo né in Google né in Bing. Quindi hanno introdotto un risultato in Google. Hanno osservato che dopo un po’ nel 10% dei casi questo risultato compariva in Bing. Boom! Bing copia!

Non mi pare proprio. Questo succede perché Bing è in grado, tra l’altro, di conoscere I click effettuati dagli utenti (anche quando visitano Google) e tenerne conto. Cosa che peraltro fa anche Google. Quindi, nel 10% scarso dei casi, quando questo è successo quell’unico risultato fornito da Google è finito in Bing.

Cosa mi fa pensare questo scenario? In primis che I signori di Bing meritano tutta la mia ammirazione per l’efficacia del loro sistema antispam (visto che in più del 90% dei casi hanno impedito l’intromissione artificiosa di risultati nel loro sistema). Poi che tutto il discorso sull’analisi dei click non sia così evidente dimostra quanto poco ci accorgiamo di quanto questo avvenga (spesso uso Chrome, e sono ben cosciente di come dialoghi o non dialoghi con Google, ma altrettanto spesso uso Firefox e magari con noscript abilitato). Certo è un compromesso: rinunciare ad essere tracciati significa anche rinunciare ad un certo numero di comodità. Certo anche la Google Toolbar fa lo stesso lavoro di quella utilizzata da Microsoft per arricchire I risultati di Bing…

Insomma: mostrare fianco a fianco la dozzina di schermate che danno un esito positivo e tacere su tutte le altre (dieci volte tante!) che questo esito non ce l’hanno non è bello. Se il risultato di un team così potenzialmente abile è questo forse è meglio tenersi il dubbio ed aspettare di poterlo provare diversamente.

Io resto preoccupato dalla quantità di spam che si trova nei risultati di google ed altri. Mi auguro di poter usare un motore di ricerca che non si fa ingannare da chi crea fabbriche di contenuti che attingono come parassiti da quanto viene pubblicato in modo più o meno originale. Voglio trovare quello che cerco e sono disposto a barattare, come sempre, un pizzico della mia privacy per ottenere risposte più puntuali e mirate. Vedere Google impegolato in una simile questione mi fa tristezza. Mi sembra un segno, pericoloso, di cedimento verso battaglie di retroguardie. Come quelle che MS ha condotto in passato. Come quelle che combattono le associazioni dei discografici.

Infine una piccola nota: il motivo per cui ho scritto a Lucio è che lo conosco personalmente, lo stimo enormemente e non avevo nessuna voglia di sottostare al ricatto “registrati per commentare”. Buffo come da questo sia nato un approfondimento che è andato ben al di la’ di quanto immaginassi.