Il Bit Brother è vivo e lotta insieme a noi.

Il Big Brother si è trasformato. Mentre il cloud computing ci tiene con la testa tra le nuvole finiamo per dimenticarci dell’esistenza del Grande Fratello dei Bit, il Bit Brother appunto. Un problema è la quantità di tracce che lasciamo a nostra insaputa. Ancora pensiamo che i bit siano come parole sulla sabbia ma c’è qualcuno che quella sabbia la fotografa di continuo e ne tiene appunto traccia. Tutte le volte che uso Google Maps sul cellulare resto meravigliato dalla precisione con cui individua la posizione in assenza di GPS. Difficilmente penso che tutta quella precisione viene registrata nel tempo dall’operatore telefonico.

E’ sintomatico che molte delle analogie che si usano per il web parlino di biblioteche o edicole. Tutte cose che potevano essere vere fino ai tempi delle directory di Yahoo! e DMOZ ma oggi? Oggi è una esplosione di bit in tumulto, un bazaar all’aperto e non certo una cattedrale, tanto meno la fabbrica del duomo.

Come nel mercato levantino ci sono maneggioni e intermediari, gente cui preme mettervi in condizione di comprare merce. I mercanti oggi si chiamano motori di ricerca, e non si interessano minimamente di verità, accuratezza o precisione di quello che spacciano: non lo fanno certo loro.

Internet mi affascina per la capacità che ha di farmi scoprire cose di cui ignoravo alcunché. Google mi affascina perché mi pare una sorta di indice di una biblioteca pensata da Borges, quello del giardino dei sentieri che si biforcano magari.

Secondo gli autori di Blown to bits (disponibile con licenza creative commons!) i motori di ricerca sono dei broker, intermediari. Credo che valga la pena scaricare i PDF dei  capitoli e leggere con calma, un testo chiaro, comprensibile e piacevole. Eppure dannatamente inquietante.