Censura all’occidentale

E così pensavi che la censura fosse un problema dei regimi totalitari e che il simbolo ne fosse il grande firewall cinese, la grande muraglia digitale costruita con le tecnologie occidentali (perché il mezzo non è né buono né cattivo, perché se comprano noi vendiamo che è il nostro mestiere no?).  Al limite ci si spinge, con rispetto parlando, ai paesi arabi, ammiccando all’integralismo di matrice religiosa.

Magari pensavi che le lamentele sulla censura di internet in Italia fossero qualcosa di eccessivo, da zelanti integralisti, o forse da pasticcioni che poi in qualche modo rabberciano.

Questa volta invece scopri che la censura in salsa d’Albione esiste da un decennio, funziona abbastanza bene e te ne accorgi solo perché qualche giornale riprende con un certo rilievo la questione di wikipedia censurata per via di una copertina di un disco di trenta anni fa. Scandaloso, vero?

Io la storia l’ho letta da md, poi ho visto il diagramma pubblicato da BoingBoing e insomma, anche se la questione pare rientrata non è che abbia sentito molte discussioni intorno al tema censura in sè.

Mi chiedo: chi può decidere che una pagina è da censurare? e in Italia? chi valuta quali siano i mezzi efficaci per porre in essere tali decisioni? perché quando si arriva ad una decisione del genere si blocca una pagina di wikipedia, che oltre tutto non si limita a pubblicare l’immagine controversa ma spiega pure il contesto relativo? e tutto il resto?

Magari i sistemi di censura funzioneranno anche meglio di quanto non si possa immaginare ma di certo sono gestiti in modo quanto meno discutibile, ammesso e non concesso che siano accettabili. Sulla situazione italiana vale la pena rivedere l’intervento di Matteo Flora a Infosecurity 2007.