Whatz tuutti (too-tee?)

Sabato sera mi sono concesso una gita a Roma. Niente camp, niente impegni di lavoro. Solo il piacere di ritrovare una persona dopo… 23 anni. L’occasione è stata la partecipazione di questa persona ad un concerto di musica sacra. Mi son sentito un po’ Gaspar, ho accettato di non mettere i soliti jeans e son partito. Alle 20.30 chiaccheravo con il mio amico fuori dalla Basilica di S. Ignazio di Loyola in Campo Marzio, prima dell’esecuzione del "Requiem for my mother" di Stephen Edwards. Una chiesa bella, in una piazza ancor più bella, messa apposta lì per distrarre il viandante dalla facciata della basilica. Ci vorrebbe Placida-Mitì per spiegare tutta la storia, che io ne ho orecchiato qualche pezzo dai turisti che leggevano la guida Michelin ad alta voce.

 

La cosa è stata molto divertente: all’ingresso nella chiesa mi son sentito un po’ eio, e ho pensato che un soffitto decorato così ce l’abbiamo anche a Mondovì – anzi a Piazza! – che è ben lì che Andrea Pozzo ha dimostrato di saperci fare (magari non solo lì, ma ci piace pensare che sia stato soprattutto lì).

Questo Stephen Edwards è un prolifico compositore di colonne sonore ed altre amenità ideali per il cinema nordamericano che non disdegna attività collaterali, apparentemente mirate ad arrotondare. Capita così che una direttrice d’orchestra, Candace Wicke, gli chieda di comporre una musica in occasione della morte del papa che c’era prima di questo. La Candace ha un’ottima scelta di tempo perché intanto che Stephen ci pensa scopre che i suoi genitori sono entrambi malati e incurabili. E’ così che si mette all’opera, scrive un primo pezzo che secondo la vulgata agiografica tramandata dai PR riesce a far ascoltare alla madre. Costei malauguratamente muore e Stephen è prontissimo a dedicarle il requiem che fu commissionato per commemorare un papa.

Io che sono ignorante ho ascoltato una colonna sonora divertente, in cui ci stavano inseguimenti mozza-fiato e apparizioni improvvise di Bruce Willis o un suo sosia, però quando cantavano le voci bianche da sole non mi venivano in mente film particolari e quindi mi perdevo un po’ del gusto.

Questi due signori hanno comunque il merito di aver portato a Roma un coro di dimensioni ragguardevoli, formato da persone che arrivano da luoghi anche molto distanti (che io sappia almeno Wisconsin, Florida e Pennsylvania) e che si sono incontrate per la prima volta (o quasi) proprio in occasione del viaggio a Roma. Un piccolo capolavoro, anche logistico. Il fatto che il requiem assomigli molto ad una colonna sonora di John Williams non è poi necessariamente un difetto.

Se volete divertirvi a sfruculiare la vita del compositore potete partire dalla sua azienda, la Source in Sync, piuttosto che dalla pagina dedicatagli all’interno del sito della Continuo Arts Foundation, dove scoprirete come i due abbiano lavorato abbastanza insieme. Google comunque è vostro amico e vi permetterà di saperne di più velocemente (non fate caso al fatto che i primi 47 risultati siano una scopiazzatura del comunicato stampa, la ciccia è dopo….). Io mi sono divertito a leggere un articolo pubblicato sul sitarello dell’arcidiocesi di Miami che termina spiegando come i concerti del festival fossero "sold out" da tempo mentre per la partecipazione pare fosse sufficiente ritirare un coupon gratuito.

Dopo il concerto siamo andati in una dozzina a fare due passi in zona e poi a mangiare dignitosamente bene in una pizzeria locale (quando siamo riusciti a convincerli che forse era il caso di sedersi a mangiare, vista l’ora tarda). Oltre al mio amico Joe c’erano anche due prototipi americani che hanno contribuito ad animare la conversazione in pieno sile yankee (tanto che Giovanna ha battezzato il primo BigJim). La prima domanda è stata proprio "whatz too-tee?", il crescendo a seguire, non me ne voglia il prolifico compositore d’oltreoceano, rossiniano.

2 Replies to “Whatz tuutti (too-tee?)”

  1. Ci conto! Pare molto interessante la storia, vale almeno quanto altri pettegolezzi sulle scelte artistiche in zona piazza navona 😉

    ciao, f.

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