San Lorenzo, l’INPS ed il bello dei blog

Disclaimer: sono un cliente (soddisfatto ed online, niente telefoni!) di San Lorenzo, che ho conosciuto via Pesto al Blogger. Ho avuto anche la fortuna di fare quattro chiacchere – intendo anche nel mondo analogico – con Antonio Tombolini, che stimo, e sono nel San Lorenzo Social Club.

Detto ciò quando ho letto l’articolo del Secolo XIX di Genova relativo alla brutta storia della chiusura dei call center italiani a favore di una loro delocalizzazione in Romania sono rimasto perplesso. Intanto perche’ ho memoria di call center in cui il contratto coco-qualcosa era fatto con le stesse finalita’ per cui viene molto praticato: elusione (rectius: evasione) dei contributi, poi perche’ mi aspettavo una risposta alquanto sollecita, tanto per dissipare i dubbi. In quanto alla sollecitudine devo dire che quello che mi e’ sembrato un gran ritardo nel mondo digitale corrisponde ad un’immediata reazione nel mondo analogico, che ha altri tempi.

Poi ho letto la risposta di Antonio e la posizione ufficiale di San Lorenzo pubblicata da Luca Conti.  A me qualche dubbio rimane:

  • anche se non sono un giuslavorista – seppur vantando discrete ascendenze in proposito – l’idea che quello del co.co.* sia l’inquadramento naturale e corretto per quel tipo di attivita’ non mi convince affatto
  • non e’ del tutto vero che “accordandosi” con il sindacato la sanzione “sparisce”; si dimezza e devono essere regolarizzati i contributi (se non ricordo male) il che piu’ che al mercato delle vacche mi fa pensare al rito abbreviato, al patteggiamento ed altre soluzioni di sapore anglosassone
  • l’articolo del Secolo XIX non e’ il massimo, dal punto di vista dell’informazione
  • il ruolo dei sindacati in proposito mi pare censurabile sotto molti punti di vista

Io mi chiedo (ma non pretendo delle risposte): ci saranno stati “campanelli di allarme” o si e’ arrivati dritti ai 10 milioni di multa? mai nessuno che avesse sollevato qualche dubbio di opportunita’ o correttezza sulle scelte contrattuali? non c’e’ un qualche sito o qualcosa che ci permetta di sapere che pensano o fanno quanti adesso si ritrovano senza lo stipendio della SL? che ne pensano? che sia successo l’ineluttabile? che e’ stato un fulmine a ciel sereno?

Il bello dei blog? Il bello e’ che se ne parla. Ognuno dice la sua. Qualcuno magari un po’ troppo in fretta. Qualcuno chiedendo ed ottenendo spiegazioni. Qualcuno sicuramente di parte. Qualcuno dopo essere rimasto un po’ alla finestra e un po’ tanto in arretrato sui feed (si e’ mica notato che sono spesso assente?). Meglio che sui giornali, perche’ e’ un po’ come se avessimo trasportato nel mondo digitale certe chiacchere del mondo analogico e quindi “ci parliamo”. In realta’ non mi importa se sia meglio o peggio che sui giornali mi piace il mondo autoreferenziale, piccolo etc. etc. dei blog, di quelli che ci scrivono, di quelli che commentano. L’ambiente mi pare quello dei paesi di qualche decennio fa, la domenica in piazza, non quello dei centri commerciali di questi tempi… ma forse sto solo invecchiando e delirando…

5 Replies to “San Lorenzo, l’INPS ed il bello dei blog”

  1. E perché per far “dimezzare” una sanzione (che continuo a ritenere indebita, visto che i contributi relativi al contratto *legalissimo* di cui trattavasi sono stati pagati per intero) bisognerebbe “trattare” con un soggetto *esterno*, invece che direttamente con l’ente che ha il potere di erogare tale sanzione? Basta leggere la reazione della CGIL (tra il sorpreso e lo spaesato) per percepire le somiglianze troppo forti tra questo illiberale meccanismo e la logica del “pizzo”: ti minaccio una sanzione “spropositata” (là è l’incendio del locale, qua è un’ammenda da 10 milioni comminata ad un’azienda che ne fattura 40, boom!), ma nel contempo ti dico che orsù, in fondo basta poco, basta mettersi d’accordo e tutto si risolve…

    NB Questo meccanismo, pochi lo sanno, è stato messo in piedi da sindacato e grandi telecom conniventi, per dimezzare il personale (quello sì, schiavizzato) dei call center – monstre di cui si servono: nessuno ne parla, lì infatti si sono messi d’accordo, “io ne assumo un terzo a tempo indeterminato, e ne mando affanculo due terzi, e voi non mi rompete più i coglioni”.

    PS Mi scuso per i francesismi 😉

  2. Comprendo la tua reazione per questa parte del meccanismo (che personalmente ritengo valga per ben illustrare il ruolo odierno dei sindacati, ben lontano dalle origini) pero’ e’ vero che tra 10 e 5 la sostanza e’ comunque una bella bastonata… (per usare un eufemismo ;-))

    Di nuovo: mi piace che se ne parli e che ciascuno possa farsi una sua idea. I dubbi, per dire, mi rimangono 🙂

    Ciao, f.

  3. qui trovi il mio parere:
    http://blog.felter.it/2007/06/san-lorenzo-un-parere-sulla-situazione.html
    Non lo metto come trackback solo per potere nel contempo rispondere ad Antonio che continua a ribadire che il contratto è *legalissimo*…
    Forse lo era sino al 2003 prima della legge Biagi, quando allora era un contratto co.co.co.
    La nascita del co.co.pro. è stata fatta appositamente ( e ricordo dal governo Berlusconi, non da quello Prodi ) proprio perchè il vecchio contratto veniva abUSATO utilizzandolo in situazioni come quelle dei call Center della San Lorenzo.
    Per cui tutti i contratti firmati come co.co.pro. erano tutt’altro che *legalissimi*.
    Tantè che l’operazione di accordo che lui cita, era possibile solo per un periodo determinato dopo la nascita della legge, proprio per permettere a chi aveva in essere contratti non più validi di regolarizzarsi. (anche questa prevista e proposta dal governo Berlusconi e non da quello Prodi).
    Ovviamente tutto questo proprio per parlarne…

  4. Abbiamo linkato il tuo intervento su questa vicenda a un pezzo che ho postato oggi. Devo ammettere che a me è interessato molto di più il risvolto mediatico, forse perché di casi come questi ne sento troppi ormai …

    Complimenti anche per il blog, già che ci sono! 🙂

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