substantial evidence

La Corte Suprema americana si è data parecchio da fare oggi. Si è occupata dei dieci comandamenti (che non debbono essere esposti nei tribunali ma stiano pure in bella mostra nei luoghi del Governo, dove non violano il primo emendamento ed il principio di separazione tra stato e religione o chiesa). Si è anche occupata di banda larga e peer to peer.
Della sentenza relativa alla banda larga non ho ancora ben presente l’impatto, anche se l’allarme di Public Knowledge non mi lascia tranquillo e non ho ben capito quanto sia a rischio il principio di “net neutrality“.
La sentenza sul caso Grokster mi sembra invece immediatamente più preoccupante: partendo dal celeberrimo caso Sony, nella cui decisione si afferma il principio che una tecnologia che possa essere usata anche per scopi illeciti oltre che leciti non è di per sé condannabile, si dice che è invece ammissibile la rivalsa nei confronti di aziende che non abbiano disegnato i propri prodotti in modo da tutelare il copyright. E’ un doppio carpiato all’indietro dal mio punto di vista: il problema non è la tecnologia (che può essere utilizzata per violare il copyright) ma l’uso che ne viene fatto (da chi effettivamente infrange il diritto di esclusiva). Per arrivare a questo risultato la Corte afferma che il caso Grokster è diverso da quello Sony perché ci sarebbe “substantial evidence” di una volontà di permettere la violazione del diritto in questione.
Il comunicato stampa di Public Knowledge pone l’accento sugli aspetti positivi, sugli argomenti che possono essere utilizzati per evitare che il tribunale cui è stata rinviata la questione utilizzi l’affermazione di cui sopra per condannare Grokster e quanti altri fornissero servizi p2p. Notevole, come al solito, la copertura di Technorati sulla questione.